La storia di XPress, metafora del mondo dell’editoria?

xpress

Oggi si chiude un capitolo nel mondo dell’editoria. Non delle riviste, non degli editori, ma della tecnologia. Ed è una bella (brutta) metafora da raccontare a chi è più giovane, e a chi invece – come il sottoscritto – l’ha vissuta sulla propria pelle.

Oggi Quark, azienda “madre” di X-Press, è stata venduta ad un fondo di investimento, Parallax Capital Partners (qui la fonte ufficiale: Quark Acquired by Parallax Capital Partners). Ora, sui comunicati stampa e negli articoli in giro si parla di “reinventare la società, di grandi opportunità, dell’eccezionale occasione che porterà incredibili risultati”: questo tono compiaciuto davvero risulta stonato e fuori luogo. Sembrano quei commenti dei politici di fronte all’evidenza dei fatti di una cocente sconfitta post elezioni: tutti hanno vinto, anche quando hanno perso.

Le edicole e il crollo della distribuzione delle riviste

Edicola

Con un ritardo colpevole, ho letto un articolo del numero di Aprile di Prima Comunicazione che parlava di edicole che stanno – è facile capirlo – vivendo un gran brutto momento. D’altra parte, la catena distributiva del mondo editoriale è crollata, prima di tutto perché è crollato il numero di giornali e riviste vendute; pensate che nel 2000 si vendevano 6 milioni di giornali al giorno, ora siamo a 2 milioni… 4 milioni di copie perse, al giorno.

Meno (molte meno) copie, ma non si tratta solo di quello: l’edicola sembra – nel panorama cittadino/metropolitano – essere un baluardo del passato quasi come le caselle delle lettere e le cabine telefoniche. Non si sente nessuno che dice di “fare un salto in edicola” da anni, semmai questo può succedere, ma alla fine è un’occasione che si vive quando si scende in metropolitana, oppure al supermercato, vicino alla cassa, si trova un disordinato e sparuto angolo – tra i sacchetti di patatine e le caramelle – dedicato ai “giornaletti”.

Wired, il tramonto dell’era Dadich/Sorrentino

Wired - the sci-fi issue

Il numero di gennaio 2017 di Wired (edizione americana) è speciale, di quelli da collezionare, per più di una ragione.

Partiamo dalla copertina: l’illustrazione è dell’onnipresente (editorialmente parlando) Christoph Niemann, che da subito ci introduce ad un Wired diverso, in cui persino la testata è troncata, quasi fagocitata dall’abisso in cui anche i personaggi – madre e figlia? – stanno per cadere. E’ il “sci-fi issue“, un numero di Wired interamente dedicato alla fantascienza e, fin qui, potrebbe essere ancora un numero qualunque. Se non fosse che, avventurandosi nella lettura, si scopre che non ci sono articoli e recensioni, come al solito, bensì ogni pagina è pura finzione, un’opera di narrativa, contraddicendo quello che è uno dei punti fermi del fare giornalismo (o che dovrebbe essere tale, cioè dire la verità). In più, è il primo numero di Wired completamente illustrato (non ci sono fotografie), rendendo così omaggio alla forma artistica che meglio può interpretare un’opera di fantasia.

Editoria indipendente: link, libri ed eventi per saperne di più

MGZN - Editoria Indipendente

Capita spesso di ricevere richieste di informazioni, su libri e altre fonti utili per scoprire e analizzare il mondo dell’editoria indipendente. Abbiamo così deciso di raccogliere qui, in un elenco in continuo aggiornamento, alcune di queste fonti, accompagnate da link e riferimenti utili.

Per quel che mi riguarda, tutto è cominciato passando svariate ore su Pinterest e notando un cambiamento di tendenza nel mondo della fotografia di food: alle immagini classiche si andavano sostituendo quelle più cupe e d’atmosfera che – finii per scoprire poi – erano state scattate per alcune riviste di cui non avevo mai sentito parlare. E’ così che è nato uno speciale dedicato all’editoria del food, pubblicato su JPM7 nel 2014 che conteneva alcune interviste che potete leggere qui: al direttore di Fricote, all’art director di Gather Journal, al direttore di Fool e alla direttrice di Chickpea.

Ma veniamo alla lista.

The Modern Magazine 2016

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Sono le 9 del mattino del 27 ottobre e, dopo qualche fermata di tube, arrivo alla Central Saint Martins, dove, per il quarto anno consecutivo, si svolge The Modern Magazine. C’è già una piccola coda di persone che danno il proprio nome e – questa è una delle novità di questa edizione – anche il proprio indirizzo per ricevere la rivista che il team di Magculture realizzerà come sintesi dell’evento.

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Ad accogliermi, oltre a qualche installazione degli studenti della scuola (“CSM”, come la abbreviano qui), il consueto MagCulture shop in versione “mobile”, accompagnato da un espositore di riviste stampate da uno dei partner dell’evento, Park. Si possono sfogliare ed acquistare i magazine di cui si parlerà durante la giornata, oltre a vari altri titoli prettamente “indie”: da NANG Magazine a Mushpit, da The Outpost a Delayed Gratification.

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I saluti e benvenuti di rito sono di Cath Caldwell che insegna alla CSM (ed è autrice di un ottimo manuale di grafica editoriale, “Editorial Design: Digital and Print“), e di Jeremy Leslie, creatore dell’evento e di MagCulture. Ci tiene a dire – come ormai da un po’ di eventi a questa parte – che non ha più molto senso contrapporre editoria indipendente ed editoria mainstream, preferisce parlare di “small” e “big”: piccole pubblicazioni che hanno il potenziale di diventare più grandi e, contemporaneamente, grandi pubblicazioni che rischiano di diventare più piccole (o estinguersi, aggiungerei).

L’introduzione è davvero breve e si passa subito all’incalzante susseguirsi di ospiti.

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